Questa settimana in Consiglio provinciale:
la democrazia in Alto Adige a un bivio!
Questa settimana il Consiglio provinciale deciderà quale sarà il futuro della democrazia in Alto Adige. Un quarto di secolo fa (nel 2001), il Parlamento di Roma ha sancito nello Statuto di autonomia che l’Alto Adige potesse autodeterminare la propria democrazia e che questa dovesse funzionare sia attraverso le elezioni che tramite referendum. Le modalità sarebbero state definite con leggi provinciali. Da allora il Consiglio provinciale è stato rieletto cinque volte in base a una legge elettorale “fatta in casa”, ma non si è potuto tenere un solo referendum valido. Fanno eccezione i referendum confermativi del 2014 e del 2022, perché per questi lo Statuto di autonomia prevede un quadro chiaro, definito al di fuori dell’Alto Adige, che ne garantisce l’applicazione: una soglia accessibile e nessun quorum di partecipazione. Le regole per i referendum legislativi e abrogativi sono state invece dotate, nelle leggi provinciali del 2005 e del 2018, di ostacoli tali da renderne inevitabile il fallimento.
«Chi finge solo di concedere i diritti politici dei cittadini, chi li offre ma non li stabilisce in modo che siano effettivamente utilizzabili, viene punito con un calo di fiducia nella democrazia.” Così ha affermato Ralf-Uwe Beck, portavoce di Mehr Demokratie e.V., in occasione dei Colloqui sulla democrazia di Bolzano della scorsa settimana. Ed è proprio ciò che è accaduto anche in Alto Adige, come in tutte le democrazie rimaste incompiute. L’Iniziativa per più democrazia aveva messo in guardia da questo pericolo fin dall’inizio.
In Alto Adige la democrazia è stata modellata dalla SVP per garantire il proprio mantenimento al potere. Certamente non nel modo in cui la maggioranza degli altoatesini lo desidererebbe. Questo possono farlo solo gli altoatesini stessi, ma ciò è stato loro vietato, in contrasto con le disposizioni dello Statuto di autonomia.
L’ex senatore Marco Boato, primo firmatario dell’articolo 47 dello Statuto di autonomia, ha ribadito in occasione dei Colloqui di Bolzano sulla democrazia che in nessun momento della stesura di questo articolo vi è stata l’intenzione di negare ai cittadini la possibilità di partecipare attivamente alla costruzione della propria democrazia (vedi la nota a piè di pagina e il link all’intervista video, 1:14). «La Commissione sbaglia nella sua interpretazione.» Per questo il Consiglio provinciale è ora chiamato a rimuovere questo ostacolo. Allo stesso modo, dopo 25 anni, gli strumenti di democrazia diretta previsti dallo Statuto di autonomia devono finalmente essere regolamentati in modo da renderli applicabili.
Insieme all’ex senatore Marco Boato, otto politologi e ricercatori sulla democrazia di fama internazionale
- Andi Gross, St. Ursanne (JU) CH, Bruno Kaufmann, Svezia, Ralf-Uwe Beck, Eisenach (D), Mario Staderini, Roma (I), Alex Marini, Rovereto (I), Nenad Stojanović, Ginevra und Aarau CH, Thomas Benedikter, Alto Adige -
invitano il Consiglio provinciale a rendere praticabili i diritti politici dei cittadini garantiti dalla Costituzione e a non continuare a ostacolarli, come finora, con il pretesto di voler evitare gli abusi (link).
PARERE DELL’ON. MARCO BOATO
IN MERITO ALLA AMMISSIBILITA’ DELLA PROPOSTA REFERENDARIA
IN MATERIA DI DEMOCRAZIA DIRETTA
Nella mia veste di ex-parlamentare per sei legislature, già componente delle Commissioni Affari Costituzionali del Senato della Repubblica (decima legislatura) e della Camera dei deputati (undicesima, tredicesima, quattordicesima e quindicesima legislatura) e nella mia veste di PRIMO FIRMATARIO, nella tredicesima legislatura, della proposta di legge costituzionale Atto Camera n.168 e abb. riguardante la modifica degli Statuti delle cinque Regioni a statuto speciale, e in particolare delle disposizioni statutarie concernenti le Province autonome di Trento e Bolzano, definitivamente approvata ed entrata in vigore come legge costituzionale n. 2 del 2001, esprimo il seguente parere.
Né sulla base dei lavori preparatori della legge costituzionale n. 2 del 2001 (ai quali ho interamente partecipato come componente della Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati nella tredicesima legislatura e come primo firmatario della proposta di legge costituzionale n. 168 e abb. in materia), né tanto meno sulla base del dettato del riformato art. 47 dello Statuto di autonomia (novellato dall’art. 4, comma 1, lettera v, della legge costituzionale n. 2 del 2001) si può in alcun modo evincere la esclusione delle materie di cui all’art. 47, comma 2, dello Statuto di autonomia dalla ammissibilità ad essere sottoposte all’iniziativa referendaria di tipo propositivo, introdotta nello Statuto dallo stesso art. 47, così come riformato dall’art. 4 della legge costituzionale n. 2 del 2001.
In fede
Marco Boato



