Referendum costituzionale del 22 e 23 marzo
Opuscolo referendario online redatto da "Più Democrazia Italia"
In vista del referendum confermativo costituzionale del 22-23 marzo sulla riforma relativa alla divisione del Consiglio Superiore della Magistratura e all’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, pubblichiamo l’opuscolo informativo elaborato da Più Democrazia Italia ispirandosi al modello realizzato dalla Confederazione elvetica in occasione di ogni singola consultazione popolare e che viene inviato a tutti gli aventi diritto di voto congiuntamente alla scheda di voto.
Ancora una volta, in Italia, non sono state recepite le raccomandazioni della Commissione di Venezia né le buone pratiche internazionali in materia di informazione istituzionale sui referendum. Una lacuna che denunciamo da oltre un decennio.
La conseguenza sono campagne referendarie dominate da comunicazione di parte, spesso veicolata da gruppi di potere, senza un minimo presidio istituzionale di neutralità che riporti il confronto su basi corrette, verificabili e razionali. In un’epoca in cui la disinformazione rappresenta una minaccia strutturale per le democrazie l’assenza di informazione istituzionale imparziale è una responsabilità politica che pesa.
L’opuscolo realizzato da Più Democrazia Italia con il coordinamento di Leonello Zaquini nasce per colmare una lacuna istituzionale, ispirandosi a modelli consolidati come quello svizzero e californiano, dove l’istituzione pubblica fornisce ai cittadini una guida sintetica ma completa prima di ogni votazione popolare. Con questo opuscolo l'organizzazione vuole garantire una base conoscitiva minima e oggettiva.
Trova le ragioni del Si su pagina 5 del opuscolo referendario accessibile qui sotto attraverso il link, le ragioni del No sulle pagine 6-7.
Sottolineiamo:
Questa riforma costituzionale trae origine da un conflitto di lunga data tra i governi di destra e la magistratura. Di recente, ad esempio, in merito alla gestione dei profughi in pericolo in mare, ai procedimenti relativi ai richiedenti asilo e alla costruzione di un ponte sullo stretto tra la Sicilia e la Calabria. È un dato di fatto che si ripetano attacchi verbali da parte di rappresentanti dei partiti di destra contro singoli giudici e la magistratura. I partiti di destra sostengono compatti il sì alla riforma, mentre la magistratura e le sue organizzazioni sostengono in larga misura il no, sostenuto anche dai partiti di sinistra, dai sindacati e dalle organizzazioni del campo sociale, come ad esempio il KVW (ACLI tedesca).
In definitiva, si tratta del conflitto tra la Costituzione e i governi che vedono i propri progetti e le proprie decisioni limitati da tale Costituzione. La Costituzione è nata sotto l’impressione delle esperienze con il fascismo. È la base per una magistratura completamente indipendente e la garanzia della separazione dei poteri e del controllo giuridico del potere politico, che è decisivo per la democrazia. In questa riforma costituzionale non si ravvisa immediatamente una limitazione della funzione di controllo della magistratura e della sua indipendenza. Tuttavia, ciò è da temere in relazione alle nuove leggi di applicazione che si renderanno necessarie a seguito della riforma auspicata.
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ABOLIRE IL QUORUM!
Con esso viene sottratto ai cittadini il diritto di controllo

Giovedì scorso, su iniziativa di Mario Staderini, che ha ottenuto la raccolta digitale delle firme in Italia, Stephan Lausch dell'Iniziativa per più democrazia e altri dieci promotori hanno presentato alla Corte di Cassazione di Roma un disegno di legge di iniziativa popolare che chiede al Parlamento di abolire il quorum di partecipazione. A tal fine, è necessario raccogliere 50.000 firme entro sei mesi.
Da oggi i cittadini interessati potranno firmare online, gratuitamente, accedendo alla piattaforma del Ministero tramite Spid, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi.
Se il Parlamento non accoglierà questa richiesta, sancirà una grave limitazione dei diritti democratici dei cittadini.
Nota del Comitato “Basta Quorum!”
La Costituzione italiana garantisce ai cittadini non solo il diritto di voto, con cui delegano il loro potere decisionale ai rappresentanti politici, ma anche diritti di democrazia diretta.
Il referendum garantisce che le decisioni politiche corrispondano effettivamente alla volontà della maggioranza della popolazione. Questo diritto non è più esercitabile da 14 anni, perché il quorum di partecipazione con il quale per la validità del voto si esige la partecipazione del 50 % + 1 degli aventi diritto al voto, viene abusato dalla rappresentanza politica: con il boicottaggio dell'informazione e gli appelli a non andare a votare. La non partecipazione diventa così un diritto di veto per i governanti. Si trasforma il quorum in un'arma strategica per le minoranze. I pochi che boicottano consapevolmente il voto privano in questo modo tutti gli altri del diritto di controllo.
Una delega senza possibilità di controllo consegna i cittadini che in democrazia dovrebbero detenere la sovranità completamente nelle mani dei rappresentanti eletti. Si tratta di una situazione lesiva della Costituzione. In questo modo la democrazia viene mortificata. I cittadini non accettano più questo smantellamento della democrazia.
Il quorum di partecipazione è diventato un pericoloso strumento di impedimento di un diritto fondamentale con il quale il governo mette in sicurezza le proprie decisioni dall'intervento dei cittadini. Esso non ha assolutamente alcuna giustificazione. Una buona partecipazione si ottiene molto più facilmente senza quorum, perché tutti sanno che decidono coloro che votano. In fondo, in questo modo partecipa addirittura il 100% degli aventi diritto al voto, perché la non partecipazione senza la soglia del quorum è una consapevole astensione dal voto e in questo modo una delega ai concittadini.
La Svizzera vive da oltre 150 anni benissimo senza quorum e, con un'affluenza media alle urne del 47% negli ultimi 12 anni, a nessuno viene in mente di richiederne l'istituzione. La percentuale però di coloro che fanno uso degli strumenti di democrazia diretta è di oltre l'80 %.
Ma anche l'Italia non ha difficoltà con il fatto che non il referendum costituzionale non conosce il quorum.
Ma giacché ci si tiene al quorum perché non ci si chiede se non sarebbe molto più importante prevederlo col voto elettorale? Con le elezioni si decide l'intera politica per cinque anni e non solo come col referendum su una singola legge. Secondo la logica del quorum tutta la politica determinata col voto elettorale per cinque anni e non solo una singola legge non dovrebbe correre il rischio di essere determinata da pochi.
Con la proposta di legge di iniziativa popolare “Basta Quorum”, i cittadini esigono dal Parlamento una prova di fiducia nei suoi confronti e un segno dell'intenzione di avviare nello spirito della Costituzione e una rinnovata democrazia una collaborazione costruttiva con essi per confrontarsi insieme con le enormi sfide che segnano i tempi.
